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Il tuo pastore ti sta trattando come una pulce?

Sapete come si fa ad addestrare una pulce?
E’ molto interessante. La pulce per natura è in grado di raggiungere un’altezza 70 volte superiore alla propria.
Per addestrarla a saltare più in basso la si mette dentro ad un barattolo ben tappato all’altezza che si vuole farla raggiungere. Più capocciate prende, più sarà convinta a desistere in futuro dal superare quel limite.
E dopo qualche tempo la pulce è perfettamente addestrata.
Ma la parte più interessante è la seconda: come disammaestrare la pulce.
Si mette una fonte di calore sotto il barattolo, ovviamente senza tappo, e si aumenterà gradualmente la temperatura.
La pulce allora cercherà di stare il più possibile in aria ma senza superare il limite impostole, facendo balzi sempre più veloci. Ad un certo punto però il calore è insopportabile e la pulce sbaglia il salto e si aspetta una grossa zuccata.
Che però non viene. Allora ne compie un altro più in alto e si accorge che il limite non c’è più e scappa fuori dal barattolo. In quel momento siete sicuri di aver perso la pulce per sempre. Sapete perché? Perché potete anche riprenderla e farle ricominciare l’addestramento dall’inizio. Dopo qualche tempo riprenderà a saltare all’altezza che voi desiderate ma state attenti. Perché ogni 10, 100 salti all’altezza preordinata, ne farà uno più in alto.
Perché la piccola pulce ha imparato una grande lezione di vita. Più ti spingi al di là dei tuoi limiti e più facilmente prenderai delle musate dolorose. Ma è l’unico modo per raggiungere obiettivi più alti e avere più soddisfazione nella vita.

L’unico limite a quanto in alto possiamo andare è quanto crediamo di poter salire.

Fonte: Lezioni di vita di Franco Perrone

Ora domandati: il tuo pastore ti ha mai scoraggiato, ostacolato, lanciato frecciate durante le sue prediche a motivo di tue iniziative? In pratica, hai mai sentito quella sensazione di avere un tappo sopra di te? Ti sei domandato il perché? Ci sono varie risposte possibili.

Il tuo pastore desidera sinceramente che tu non prenda delle grosse delusioni

Shandi-lee {pieces}Ci sono molti credenti che una volta avuta la possibilità di esercitare liberamente ciò che avevano nel cuore sono andati incontro a grosse delusioni che li hanno portati anche nelle derive dell’ateismo. Proprio questa mattina leggevo la richiesta fatta dalla madre di Giacomo e Giovanni a Gesù:

«Di’ che questi miei due figli siedano l’uno alla tua destra e l’altro alla tua sinistra, nel tuo regno»

Tralasciamo ogni considerazione sulle madri che vorrebbero realizzare le proprie ambizioni attraverso i figli e passiamo alla risposta di Gesù:

«Voi non sapete quello che chiedete. Potete voi bere il calice che io sto per bere?»

Come si dice oggigiorno, “da un grande potere derivano grandi responsabilità”. A questo punto la Bibbia sembra dare ragione ai pastori iper-protettivi. Però Gesù continua e ci sorprende come sempre, meravigliosamente. Alla risposta di Giacomo e Giovanni che si dicono pronti a bere quel calice (non ci è dato sapere se si rendevano conto di ciò che stavano dicendo), Cristo ribatte:

«Voi certo berrete il mio calice; ma quanto al sedersi alla mia destra e alla mia sinistra, non sta a me concederlo, ma sarà dato a quelli per cui è stato preparato dal Padre mio»

Avete capito? Non spetta al vostro pastore decidere dove dovete sedervi, ma è già stabilito dal Padre.

Il tuo pastore non vuole che con un salto tu finisca fuori dal barattolo

11-06-10 We Are Not Frightened AnymoreQui introduciamo un livello di malizia. Se intendiamo il barattolo come “sana dottrina”, l’atteggiamento del tuo pastore è comprensibile. Ma se invece viene inteso come “chiesa locale”, allora il discorso diventa un po’ più complesso. Qui sei tu che devi valutare: sei visto come una persona da amare o come uno dei tanti sostenitori dell’opera tramite l’offerta?

Non ti scandalizzare: è sempre esistito chi ha visto il Vangelo come un lavoro qualsiasi. E non pensare che siccome si ricevono le benedizioni bisogna anche dare: il senso della raccolta delle offerte è avere a disposizione qualcosa da dare a chi non ha, ma i beni del Signore non hanno prezzo: gli apostoli hanno respinto con assoluta fermezza l’offerta di Simon Mago.

Il tuo pastore teme che qualcuno sia in grado di saltare più in alto di lui

Atletismo 53E’ scritto nella Parola che c’è chi rende il 30, chi il 60 e chi il 100. Un pastore che rende 60 e che si ritrova qualcuno in chiesa capace di rendere il 100 può essere portato a limitare questa persona al 30. Alla fine questa persona scoraggiata finisce per rendere 1, e gli si viene pure detto che può dare tanto. Purtroppo se il modello della tua chiesa non riesce a far convivere diversi ministeri ma prevede un pastore al vertice di tutto, per te non resta altro da fare che andare da un’altra parte: spesso tentativi di sovvertire quest’ordine stabilito producono soltanto divisioni e scandalo per i neo-convertiti.

Il tuo pastore è un ammaestratore di pulci

CircusQuesto è lo scenario peggiore, è il caso in cui il pastore non fa altro che ribadire la sua autorità, sminuire ogni proprio difetto suo e pregio altrui. Si parla di chiese in cui – guarda caso – ogni membro della famiglia del pastore ha un incarico: anziano di chiesa, raccolta delle offerte, musica, riunioni dei giovani o delle donne… Una persona esterna disposta ad abbassarsi oltre ogni limite di decenza può ricevere un incarico, ma solo se tutta la cerchia del pastore è stata collocata. Questo è il motivo per cui alcune denominazioni mandano il pastore a servire comunità lontane da dove è cresciuto, ma questa non può essere la soluzione: la soluzione è formare pastori in grado di amare a prescindere e di stimare gli altri superiori a sè stessi.

~ by Giovanni Cappellini on febbraio 1, 2013 . Tagged: , , , ,



2 Responses to “Il tuo pastore ti sta trattando come una pulce?”

  1.   frankeyboard Says:

    Una analisi molto lucida che, senza voler offendere nessuno, inquadra problematiche già osservate (osservabili) in molte realtà cross-denominazionali.
    Ho apprezzato molto la storiella delle pulci e credo che questa riflessione mi resterà impressa. Non a caso Gesù insegnava in parabole. 😉

  2.   Catia Says:

    Mammamia quanto hai ragione!!
    Ma la cosa che hai tralasciato é che alcuni pastori, se aspiri ad incarichi, ti fanno sentire come una persona megalomane ed egocentrica che aspira al pulpito o allo spettacolo, (perché sono contemplate, o riconosciute solo quelle “forme” di ministero) anche se aspiravi a servire nella mensa dei poveri.
    Cerco di vedere le buone intenzioni, ma spesso questo succede perché non c’è seria intenzione di capire, conoscere davvero le proprie pecore. Sono tutti bravi e capaci a studiare per fare una corretta esegesi ed ermeneutica applicativa per poi poter predicare, questo non significa essere pastori. Il pastore cura, il vocabolo lo indica.

    Tanto comunque nel regno di Dio c’è posto per tutti!! Evviva gli operai invisibili, che amano e vivono secondo la misericordia cristiana verso gli ultimi. Evviva tutti i diaconi silenziosi che svolgono un servizio invisibile in chiesa, ma così utile per il Regno!
    Evvivano anche i pastori illuminati, gente umile, che va ancora a trovare gli ammalati, le vedove e e anche i lavoratori, e che capiscono che anche loro sono lavoratori per uno stipendio più alto peró, non quello umano. Evviva i pastori che si fanno chiamare per nome e che cercano la gloria di Dio! Che incoraggiano i membri di chiesa ad uscire per le strade dove il mondo ha bisogno e che non si aspettano che i bisognosi ci cerchino tra le panche.

    Grazie del tuo intervento, anche se critico é illuminante, non è maldicenza.
    Dio benedica e illumini le autorità preposte, che hanno tanto bisogno delle nostre preghiere e non dei nostri giudizi. (Un’opinione sana potremo pur darla peró)

    Ps
    Sono Catia di pratiKAmenTefede, piacere! 🙂

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